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Una
sala meticolosamente arredata è la cornice dove si muove
una madre che ha taciuto all’unico figlio rimasto le
verità inconfutabili di una vita dolorosa: sono questi
mobili frutto di una spasmodica ricerca del figlio,
alienati a suo tempo per risolvere insormontabili
problemi economici ricomparsi oggi improvvisi come
oggetto di regalo di compleanno, che permettono la
catarsi del dramma. Eccola questa donna
abbandonata da un uomo egoista, distrutta dalla scelta
vergognosa di vita della figlia, annientata da un dolore
più grande di lei che ha scelto il silenzio per
difendere colui che oggi ha la necessità di conoscere il
passato…. bisogna saper piangere, sembra suggerirci
questo dialogo, come bisogna saper parlare… spesso è la
paura di raccontarci che ci impedisce di sanare i mali
profondi dell’anima. |
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Occorre possedere un segreto per poter percorrere il
giuoco teatrale, è quello che fa si che l’attore
possieda spessore, nobiltà, luce propria. E’ questo uno
dei principali motivi del perché ostinatamente questo
testo, il perché di questa piccola donna testarda,
madre, che asserragliata in una dolce follia nasconde
una verità dolorosa, ricordi non detti che esplodono con
la stessa concretezza della cose che la circondano.
E poi i riferimenti classici che ci appartengono
nella parte recondita dell’animo, che qui morbosamente
mi vengono regalati se la serata è felice e che
contraddittoriamente mi sorprendono perché così
distanti, superati nella realtà effettiva, ma
assemblati al sogno, al non vero, al “nulla”. Ed è per
quel “nulla” che ho evitato l’inutile dinamicità nel
corpo recitante del mio esile “Edipo”, della mia ambigua
“Medea”, della mia impudente “Peccatrice” perché
desidero che sia il flusso di parole, fra l’altro molto
semplici ed univoche, ed è questa la forza del dialogo ,
ad evidenziare questo nucleo familiare che a dirla come
Verga, è formato da vinti e soltanto nella solidità
della casa diviene vittorioso. Ho ambito il suono
dell’acqua , motivo di vita, di seduzione nei rari
attimi che il femmineo si manifesta in tutte le sue
inclinazioni, nelle sue vaghezze, nelle sue
affettuosità, nelle sue ambigue passioni; la stessa
acqua che qui diviene motivo di morte e di abbandono,
di paura e altresì giustifica e purifica una voluta
rigidità di lettura e di espressione. Ho desiderato che
fossero i richiami, le presenze, le visioni a far da
padrone, a muoversi arbitrariamente in questo mondo
agreste (forse isolano), cause scatenanti dei timori di
Lidia, di Paolo, di Barbara; e allora gli odori, i
colori, la vita, il sangue che scorrono inesorabili ,
con avidità, con sporcizia, con negazione possono,
assieme a loro e a noi, rifugiarsi al suono di una ninna
nanna e lì trovare conforto. |